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IL MARCHIO DI FORMA DI FATTO: LA FORMA DEVE ESSERE DISTINTIVA

Il Tribunale di Bologna è stato chiamato ad esprimersi su una controversia vertente tra due società operanti nel settore della produzione e commercializzazione di specialità dolciarie in quanto la società attrice lamentava la violazione dei propri marchi di fatto su prodotti, confezioni ed espositori di varie tipologie di torroni.

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La convenuta contestava la fondatezza delle argomentazioni avversarie asserendo non solo la diversità dei propri prodotti rispetto a quelli dell’attrice, ma anche la carenza dei requisiti richiesti ex lege (novità, distintività, originalità) per il riconoscimento di diritti di esclusiva in capo alla controparte.

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Il Tribunale, con sentenza del 15.6.2023, ha rigettato le domande attoree affermando che la genesi di un marchio di fatto non si ricollega automaticamente al suo uso, pur protratto ed esclusivo, ma è necessario che tale uso abbia attribuito "notorietà" al marchio, ossia che quest'ultimo sia dotato di capacità distintiva idonea a rendere riconoscibili sul mercato i prodotti o servizi di una determinata impresa.

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Con specifico riguardo al marchio “di forma di fatto”, il Tribunale ha evidenziato come la forma tridimensionale debba presentare "un sufficiente grado d’individualità e distintività tanto da richiamare al consumatore la sua origine e da comportare un rischio di confusione ove da altri imitata”.

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Nel caso di specie, i prodotti e il packaging dell’attrice sono risultati privi di elementi individualizzati poiché numerose altre imprese realizzano e commercializzano prodotti con le medesime caratteristiche estetiche.

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La forma dei beni venduti dall’attrice e le relative confezioni non presentano dunque i requisiti di originalità e capacità distintiva che ne consentono la tutelabilità e, di conseguenza, l’attrice non può vantare su di essi alcun diritto di esclusiva.

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